Esempio di contatto diretto.

Un contatto elettrico diretto,[1] in elettrotecnica, si ha quando si viene a contatto con una parte attiva dell'impianto, ovvero una parte normalmente in tensione, come ad es. un conduttore, un morsetto, l'attacco di una lampada.

Il contatto di un soggetto con queste parti porta alla chiusura di un circuito elettrico, in quanto il corpo umano presenta un comportamento di natura resistiva: il circuito è composto dalla parte di linea interessata, la messa a terra, la terra ed il soggetto.

Se la tensione a cui si è sottoposti è la normale alimentazione industriale (400 Vac trifase) o domestica (230 Vac monofase), qualora dovesse accadere questo tipo di contatto si è in una situazione molto pericolosa poiché in questo contesto la corrente attraversante il corpo umano supera facilmente valori critici.

Infatti si definisce corrente di rilascio quella corrente che permette dopo un contatto volontario di un conduttore percorso da corrente di poterlo rilasciare, ma questa ha valore:
I0 = 10 ÷ 30 mA a frequenza industriale (vedi pericolosità della corrente).

Protezione contro i contatti diretti

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Nel caso dei sistemi elettrici essa si può realizzare attraverso:

Le misure di protezione mediante isolamento delle parti attive e mediante involucri o barriere si applicano in tutte le condizioni di influenze esterne: grado di addestramento delle persone; valore della resistenza elettrica del corpo umano; possibilità di contatto della persona con il potenziale di terra. Le misure di protezione mediante ostacoli o distanziamento sono permesse in locali accessibili solo a persone addestrate. La protezione contro i contatti indiretti si realizza collegando a terra o equipotenzializzando le masse.

Note

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  1. ^ Norme CEI 11-1 art.1.2.07 e CEI 64-8/2 art. 23.5.

Voci correlate

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